La stampa 3D di una statua: il caso dell’Atlante Farnese
Il rilievo 3D della scultura
Abbiamo eseguito il rilievo 3D integrando due sistemi differenti: uno scanner 3D a luce strutturata e la fotogrammetria digitale con il software 3DF Zephyr.
Si tratta di due tecnologie di rilievo tridimensionale, ciascuna con pro e contro, ma che, se usate in combinazione, permettono di realizzare scansioni 3D precise, in tempi ristretti e con costi contenuti.
In questo caso, le condizioni in cui abbiamo effettuato il rilievo erano molto complesse: la sala in cui si trovava l’opera (la Sala Ottagona della Domus Aurea) era molto buia, inoltre potevamo lavorare solo nelle ore precedenti all’apertura al pubblico (dalle 6,30 alle 8,30 del mattino), e quindi ogni mattina dovevamo montare e smontare i faretti e tutta l’attrezzatura; questo ha richiesto di realizzare il rilievo 3D in maniera il più possibile speditiva.
Il modello 3D ottenuto dal rilievo tridimensionale, è stato ottimizzato per la stampa 3D tramite software di scultura digitale; questa fase è stata realizzata in collaborazione con l’artista digitale Simone Rasetti.
Il modello 3D finale (ruota e ingrandisci usando il mouse) .
La stampa 3D della statua
La riproduzione della scultura è stata realizzata in scala 1:1, per un’altezza complessiva di 185 cm. L’abbiamo realizzata tramite la tecnologia di stampa 3D detta “a filamento” (FFF – Fused Filament Fabrication): si tratta di una soluzione di stampa 3D molto versatile, che permette di realizzare oggetti in tempi brevi, con una buona risoluzione di stampa e con costi contenuti rispetto ad altre soluzioni tecniche.
Quando si realizzano in stampa 3D oggetti molto grandi, come in questo caso, è sempre consigliato suddividere i modelli 3D in parti. La divisione è utile per due motivi: per risparmiare tempo e materiale durante il processo di stampa 3D, e per stampare a risoluzioni diverse; ad esempio, i volti e le mani hanno bisogno di un essere stampate con un dettaglio maggiore, mentre le parti del corpo o con i panneggi possono essere stampate a una risoluzione più bassa; in questo modo è possibile risparmiare tempo e abbassare i costi di produzione.
Abbiamo poi montato le parti tra loro utilizzando un sistema di perni per garantire una buona tenuta. Tutte le giunture sono state stuccate e rese invisibili e l’intera superficie è stata levigata a mano in modo da renderla liscia e regolare, eliminando i layer e altri difetti tipici della stampa 3D, che rendono la superficie delle riproduzioni poco gradevoli sia alla vista che al tatto.
Infine, le repliche sono state decorate a mano e protette con una vernice trasparente; in questa fase abbiamo collaborato con la restauratrice Antonella Zoni.












